Dalla collaborazione tra l’Associazione Ainoke, Fabio Parascandolo e il Centro Natura Sedilo è nata l’iniziativa di un World Cafè.

 Quali iniziative tanto del settore pubblico che di quello privato sarebbero necessarie per utilizzare le risorse economiche locali all’interno del territorio e in modo sostenibile?

 Quali misure prendere in ambito pubblico e privato per favorire la sovranità alimentare dei Sardi in Sardegna?

 Come promuovere forme di uso virtuoso nel pubblico e nel privato dei beni comuni naturali (aria e acqua pulita, suolo pulito e fertile, semi, biodiversità, cibo)?

Quali sono le misure che ciascuno di noi può intraprendere per avviare un processo di transizione da un modello sociale basato sulla concorrenza ad uno basato sulla collaborazione?

La discussione avviata a Sedilo propone di ripartire dalle risorse più vicine,  indagare sui meccanismi che mettono in campo forze propositive per una realtà da rinnovare, recuperare, costruire .

L’azione è di due tipi: pubblica e privata.

Il settore pubblico, sempre meno presente e sempre più distante, è chiamato alla responsabilità di ottenere per il proprio territorio normative che siano di sostegno all’economie locali con incentivi formativi, informativi e fiscali adeguati al progetto di valorizzazione delle risorse per un “economia circolare”. La messa a fuoco è sul meccanismo di partecipazione alla vita politica dei cittadini che con le loro competenze sul territorio e la conoscenza di tutte le sfaccettature del lavoro possono, coordinandosi, apportare contributi, in termini di efficienza e concretezza, al compito dell’ amministrazione.

Il Privato  dal canto suo, pur essendo continuamente vessato e ostacolato, in quanto comunità, potrebbe sempre essere una forza determinante che può influenzare le normative e i rappresentanti politici.

Per accelerare il cambiamento sociale, il movimento dal basso deve esprimersi con tutte le sue pratiche di buon vivere: GAS, banca del tempo, mercatini di scambio, riutilizzo e autoproduzioni,  orti urbani, cooperative verdi, condivisione scientifica, home sharing . Questi sono solo alcuni degli esempi di quello che il movimento dal basso riesce a creare per dare vita ad un economia flessibile e possibile.

Altro aspetto, non di minore importanza, è quello che riguarda l’ informazione che troppo spesso è: scarsa, inadeguata, poco corretta e per niente approfondita.

Allo studio del territorio e delle sue potenzialità da valorizzare si affianca la necessità di uno studio delle normative:

– è auspicabile un gruppo di lavoro, uno studio, sulle normative per cercare l’interpretazione più adatta alle esigenze del nostro territorio,

– allo stesso modo ci si aspetta uno studio e una corretta divulgazione e sensibilizzazione sulle tematiche agroalimentari; all’insegna del riconoscimento del buon prodotto e  della salvaguardia di competenze che sono sempre più dimenticate perché ritenute ormai “sorpassate” o non portatrici di un immediato benessere economico.

–  occorre entrare nei meccanismi  dell’open source  come avanguardia di un nuovo modo di concepire il mercato e il lavoro.

– è compito sia delle amministrazioni che dei privati cittadini impegnarsi per il rafforzamento dei legami comunitari, soprattutto tramite la valorizzazione di pratiche, risorse e bellezze locali, nonché della qualità della vita.

Il rafforzamento della comunità, non deve significare una chiusura o una conferma dello stereotipo di sardi:  “pocos, locos e malunidos”,  ma il consolidamento del carattere, delle peculiarità del luogo e della valorizzazione delle risorse; questo diventa un esempio virtuoso che per emulazione e contagio  si diffonde in zone sempre più ampie e diventa anche un ottimo punto di partenza per l’avvio di un sistema reticolare che promuova la collaborazione  tra le diverse comunità, nella prospettiva più ampia di uno sviluppo possibile diffuso e sostenibile.

Resoconti dei singoli tavoli di lavoro

 

 

 

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