Lo sviluppo di questo tipo di arte in Sardegna è iniziato intorno al 1920 grazie ad alcuni pittori e scultori, come Francesco Ciusa e Federico Melis, che fondarono le prime scuole d’arte. Francesco Ciusa fu direttore della Scuola d’arte decorativa di Oristano e Federico Melis fonsò la Bottega d’arte ceramica di Cagliari.

Per lunghi secoli l’arte ceramica sarda si è limitata alla produzione di oggetti di uso quotidiano come, per esempio brocche d’acqua, tegami per la cottura, contenitori da impasto, vasi per alimenti e orci per conservare il cibo. Solo in particolari ricorrenze venivano realizzati brocche e vasi decorati.

Nel medioevo venne imposto dalle corporazioni dei fabbricanti di brocche (gremi) di non variare le forme originali e di limitare la produzione a pochi oggetti. Quetso consentì il preservarsi della tradizione artigianale ma limitò la creatività degli artisti.

Oggi i centri più importanti di produzione della ceramica si trovano attorno ad Assemini e a Cagliari.

Oristano, Pabillonis, Dorgali, Sassari e Siniscola sono i comuni detentori della tradizione più antica in questo settore.

MANUFATTI

Oltre alla produzione di oggetti tradizionali, sempre di uso pratico e quotidiano, utilizzabili ancora oggi, si ha anche la sperimentazione finalizzata all’arredamento di tecniche e decorazioni innovative che prendono spunto da temi tipici sardi, come la civiltà nuragica e preromana, il pane decorato, la fauna locale.

MATERIE E TECNICHE

Le materie prime sono le argille e i caolini, che sono ben presenti in Sardegna.

L’argilla può essere lavorata a mano oppure al tornio. Viene poi lasciata essiccare all’aria. Anticamente veniva cotta nei forni a legna,oggi in forni moderni.

I colori vengono ricavati da terre coloranti naturali o tramite l’uso di grani di galena o ancora con l’emulsione di vapori estratti da essenze aromatiche della macchia mediterranea.

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